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REVIEW TOUR: Il sentiero delle lucciole di Jane Rose Caruso

  Buongiorno, oggi torno con la recensione di Il sentiero delle lucciole, un libricino davvero molto carino e profondo.  Titolo: Il sentiero delle lucciole Autore: Jane Rose Caruso Editore: self publishing   Data di pubblicazione: 11 Novembre 2020 Genere: racconto romance   In seguito alla morte del padre, Melanie Sophie Spencer, affermata psicologa, è costretta a trasferirsi da Parigi nella fattoria dove è cresciuta, a Conerville.Non è facile, per Melanie, ritrovarsi faccia a faccia con i ricordi più dolci, intimi e dolorosi della sua infanzia: la vita in campagna, i sapori e gli odori di casa, ma anche la morte di sua madre e il bullismo subito da adolescente. Dal passato di Melanie non tornano, però, solo i tramonti infuocati, l’odore del fieno appena tagliato e i malinconici ricordi familiari, ma anche Jonny, il suo migliore amico da bambina, la ragione per cui Melanie è riuscita a sopportare tutto. Per la ragazza inizia uno struggente viaggio nel passato, partendo da Co

Intervista: Francesca Petroni

Buon pomeriggio, oggi in collaborazione con Thrillernord pubblico l'intervista fatta a Francesca Petroni, autrice di Domani c'è ancora tempo.

Ciao Francesca, ho letto il tuo ultimo libro Domani c’è ancora tempo e l’ho trovato un inno alla speranza, a non perderla mai neanche nei momenti più bui, come è nata l’idea alla base del libro?
È stata una strana genesi. La spinta iniziale è venuta dal fatto che volevo mettermi alla prova, alzando l’asticella al massimo. Ho immaginato quale sarebbe stata la situazione più difficile in cui il protagonista di un libro potesse trovarsi. Eccola: essere al centro di una storia, la propria storia, senza essere in grado di comunicare, né di interagire con l’ambiente circostante. Il mio eroe era lì in quel limbo di vita, vissuta in se stesso. A quel punto, non era più un personaggio, ma una persona. Ero partita dal pormi una sfida narrativa, ma immediatamente è diventata qualcosa di più: una sfida esistenziale a cui ho partecipato corpo e anima. Per non rendermi le cose facili e per non cadere nella trappola della banalità e della superficialità (che davvero sarebbe stato quanto di meno rispettoso potessi fare), il libro era stato impostato, all’inizio, come esperimento quasi misticheggiante. Questo aspetto forse un po’ ancora è presente, specialmente nella prima parte. Mentre lo scrivevo, però, mi sono posta il dubbio che il messaggio potesse rivelarsi poco accessibile. Quindi, nelle numerose revisioni, ho cambiato il registro nella parte che mi sembrava utile allo scopo.

Domani c’è ancora tempo è un libro toccante e profondo raccontato in prima persona dal suo protagonista Christian, come mai questa scelta?
Credo di aver risposto nella prima domanda. Christian, il cui nome viene rivelato non a caso relativamente tardi nella storia, affronta il sentiero più impervio. Tutti noi ne abbiamo uno e a volte ci fermiamo o siamo tentati di rallentare, per la paura dell’esito finale. Christian non ha più questa scelta e quando l’ha avuta, comunque ha deciso di rimanere sulla strada rifiutando una fine dignitosa. Forse la sua vera gloria, per quanto poi abbia il tempo di pentirsene, è stata quella. Ma, per quanto mi riguarda, avrebbe avuto altrettanta gloria nello scegliere diversamente.

Christian paralizzato e senza la possibilità di parlare ha spesso pensato che quella che stava vivendo non era vita e che se fosse arrivata un’altra crisi non avrebbe voluto che qualcuno lo salvasse di nuovo. Qual è la tua idea sul biotestamento?
La mia idea è che nessuno debba credere di poter giudicare scelte di questo genere. Ci sono argomenti in cui la naturale, umana propensione al giudizio (che Kant razionalizza perfettamente), deve essere sospesa. Quello che possiamo fare è decidere per noi stessi, ma va tenuto in considerazione che ogni situazione è diversa da un’altra, mentre invece un istituto giuridico deve generalizzarsi per poter essere applicabile. Inoltre, cosa che in questo romanzo credo di aver esplorato, le cose cambiano nel tempo portando a una revisione delle proprie decisioni che in alcuni casi, potrebbero non essere comunicabili. Posti questi interrogativi, resta sempre vero che ognuno adempie al proprio destino in modi che sfuggono al senso comune. Dobbiamo accettarlo in noi, ma soprattutto negli altri.

Tra tutti i libri che hai scritto ce n’è uno al quale sei più affezionata? Perché?Potrei rispondere come fanno tutti: che ognuno dei miei romanzi ha il mio amore in un certo perimetro specifico. Sarebbe la verità anche nel mio caso. Ma se oggi dovessi dirtelo d’istinto, devo ammettere che l’unico fra i miei libri che ho riletto è Casa di Farfalle. Forse per via del suo porsi a un passo dalla realtà, esplorando quel “e se fosse vero?” in modo molto più spregiudicato di altri miei romanzi. E poi mi piace la voluta stringatezza della narrazione che credo valorizzi il messaggio contenuto in quella storia. Per il resto, capisco i miei lettori quando ritengono Livia il mio capolavoro. Ne sono stata travolta anche io, scrivendolo. La ricerca storica, fra l’altro, è stata realmente maniacale ed è molto solida.

Quali sono i tuoi progetti futuri? Stai già pensando ad una nuova storia da regalarci?
Ne ho una pronta (anzi due, ma una è avvolta nel mistero) che è passata nelle fasi finali anche di questa edizione di IoScrittore. Non credo che accetterei un’altra pubblicazione in ebook e cartaceo OnDemand in questo caso, ma in ogni caso sono certa che la potrete leggere presto. Nel frattempo sto scrivendo un altro romanzo con due protagonisti molto particolari.

Conosci il genere thrillernordico? Apprezzi qualche autore in particolare?Non sono una lettrice di thriller, resto molto coinvolta dalla lettura, fin troppo. Ma non posso fare altro che dichiarare l’adorazione che ho avuto per i libri di Larsson. Grazie per le belle domande Ilaria, la tua recensione mi ha toccata nel profondo, ti abbraccio forte.

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