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RUBRICA: Un libro per riflettere

Buon pomeriggio, torna come ogni mese (ci fermeremo però ad agosto) la rubrica Un libro per riflettere in collaborazione con la dottoressa Ada Piacentini. Questa volta abbiamo scelto il tema dell'autismo e io ho lettoReperto Occasionale: l'autismo visto dall'autismo di Gianni Papa.

Autore: Gianni Papa Pagine: 148 Data di pubblicazione: 3 febbraio 2015 Genere: Narrativa Link d'acquisto: Amazon

Due genitori si accorgono che il loro primo figlio è autistico. Comincia una lenta discesa nell'inferno della riabilitazione dall'autismo, dei medici impreparati e sbruffoni, delle psicologhe agghiaccianti, delle persone normali orripilanti, degli esperti, degli analisti del comportamento. Un campionario umano bellissimo, visto dagli occhi dello stesso bambino disabile, che non è mai stato così abile. Un romanzo straziante, incredibile, forsennato come una bestemmia. L'autismo come non lo ha mai raccontato nessuno!
Ho scelto di leggere questo libro perché mi è piaciuta l'…

Review Tour: Heimaey di Yan Manook



Buongiorno miei cari lettori, oggi il blog ha il grandissimo piacere di partecipare al Review Tour di Heimaey, il thriller di Ian Manook edito Fazi Editore che ringrazio. Ringrazio anche Luisa Distefano per l'organizzazione dell'evento.


Autore: Ian Manook
Traduzione: Maurizio Ferrara
Editore: Fazi Editore
Collana: Darkside
Pagine: 456
Data di pubblicazione: 10 ottobre 2019
Genere: thriller
Prezzo e-book: €12.99
Prezzo cartaceo: €17
Codice ISBN: 9788893255295

Kornelíus, un poliziotto islandese possente come un troll, che canta musica folkloristica in un coro di donne, trova un cadavere in una solfatara, spellato dal ventre in giù. Mentre cerca una spiegazione per quel delitto associato a uno strano rituale, è anche alle prese con la mafia lituana, a cui deve dei soldi; per estinguere il suo debito, s’impegna a ritrovare due chili di cocaina rubati da un mozzo durante una transazione in mare. Negli stessi giorni, giunge in Islanda il giornalista Jacques Soulniz: quarant’anni dopo aver visitato l’isola con un gruppo di amici, vi fa ritorno con la figlia Rebecca, la sua ribelle Beckie, con la quale cerca di riallacciare un rapporto compromesso. Sin dalle prime tappe, però, il loro soggiorno prende una piega inaspettata: l’uomo è inseguito dalle ombre del suo passato e sembra avere un conto in sospeso con quelle terre misteriose, che hanno in serbo per lui un’implacabile vendetta. Le strade di Kornelíus e Soulniz si incroceranno in un gioco crudele orchestrato dal destino.
Dopo le steppe mongole della trilogia di Yeruldelgger, Ian Manook ci accompagna in Islanda, fra ghiacciai, vulcani, antiche leggende, scogliere impervie a picco sul mare: un paese di una bellezza abbagliante, modellato dalla collera millenaria dell’oceano. Un’Islanda arcana e luminosa, in cui dietro ai paesaggi immacolati si celano traffici illeciti di ogni sorta. Un thriller dal ritmo serrato, con personaggi indimenticabili e un’ambientazione unica: Ian Manook è tornato e non deluderà i suoi molti fan.

Quando mi è stata data la possibilità di leggere Heimaey non mi sono di certo tirata indietro perché amo i thriller, soprattutto quelli ambientati nel Nord Europa perché hanno un fascino particolare grazie alle loro ambientazioni suggestive. Heimaey ha tutto ciò che cerco in un libro: trama originale, personaggi ben delineati, ambientazione suggestiva e dialoghi ben scritti.
Manook questa volta decide di ambientare il suo libro nella magica Islanda fatta di vulcani, ghiacciai, solfatare, scogliere, oceano, strade impervie. L'Islanda è anche terra di antiche leggende alle quali c'è chi ancora crede fermamente, come alla leggenda dei nàbròk, al quale l'assassino di questo racconto sembra ispirarsi. Secondo questa leggenda si deve trovare una preda possente dal quale assumerne la forza, per ottenerla si deve spellare la vittima dalla cintola in giù in un pezzo solo ottenendo i cosiddetti necropant che si devono poi indossare. Questo è ciò che è successo alla vittima trovata nella solfatara che è stata spellata dalla cintola in giù. Kornelìus, il poliziotto assegnato al caso, collega subito lo strano modus operandi alla leggenda dei nàbròk. Sicuramente questo è un caso molto particolare e di non facile soluzione perché chi può ancora credere a questo tipo di leggende e arrivare addirittura a metterle in pratica? Come se ciò non bastasse Kornelìus si deve dedicare anche alla ricerca di due chili di droga per conto della mafia lituana a cui deve dei soldi. In parallelo alle imprese di Korneliùs, Manook ci fa conoscere il giornalista francese Soulniz e la figlia Rebecca che viaggiano in lungo e in largo per l'Islanda per rinsaldare il loro rapporto dopo la morte della madre di Rebecca. Il loro viaggio non sarà facile, sia a causa delle numerose divergenze nel loro rapporto, sia per ciò che è accaduto nel passato di Soulniz durante il suo primo viaggio in quelle terre. Qualcuno sembra che non si sia dimenticato di lui e vuole tormentarlo, perché? Che cosa vuole da Soulniz? Cosa è successo durante quel primo viaggio? Le strade di Soulniz e Kornelìus si incroceranno, anche perché l'Islanda non è poi così grande, cosa li legherà?
Credo che uno dei punti forti di Heimaey siano i personaggi, in particolare Kornelìus che è un personaggio quasi mitologico, un grande e grosso troll.

"Un troll. Un metro e novantacinque per cento chili e rotti. che sia diventato poliziotto va da sé. Che frequenti le sale di muscolazione dove i vichinghi si allenano a diventare gli uomini più forti del mondo per ottenere una parte in Game of Thrones, lei può ancora capirlo. Ma che canti il repertorio di un folclore medievale in una corale di quartiere in mezzo a zitelle vegane e a vedove che lavorano a maglia, ecco una cosa che non avrebbe mai creduto. E' come immaginarlo intento a sorseggiare un caffè macchiato in un circolo di cucito".   

Come non si fa ad amare un personaggio così particolare? Canta i krummavìsur quando meno te lo aspetti, ha un gran successo con le donne e non si tira mai indietro nel suo lavoro. Un protagonista con i fiocchi! 
Soulniz adora la ribelle figlia Beckie come la chiama lui, fa di tutto per recuperare il loro rapporto che spera non sia compromesso del tutto. E' testardo, impulsivo e nostalgico del passato, soprattutto riguardo al primo viaggio in Islanda.
Tutti i personaggi sono ben delineati e i dialoghi sono davvero ben scritti, riescono a risaltare le caratteristiche di ognuno. Nei dialoghi l'ironia non manca così come non mancano i numerosi modi di dire strampalati tipici dell'Islanda.
Un altro punto forte è sicuramente l'ambientazione, l'Islanda è una terra impervia, fatta di sali e scendi, di scogliere a strapiombo sul mare, di piscine naturali scavate nella roccia con viste mozzafiato, di solfatare che puzzano terribilmente, di corvi intelligenti che non dimenticano chi ha dato loro fastidio o è stato buono con loro. Manook è davvero abile nell'immergere il lettore in questo Paese da sogno che durante la lettura riesce a percepire il suono delle onde del mare che si infrangono sugli scogli e il gracchiare dei corvi. 
Devo ringraziare Manook per avermi fatto conoscere questo Paese meraviglioso che è l'Islanda, grazie alle sue parole ho amato il paesaggio, le leggende, i modi di dire islandesi.
Un libro davvero meraviglioso Heimaey che gli amanti dei thriller nordici non possono assolutamente lasciarsi scappare!

🌟🌟🌟🌟🌟/5🌟

L'AUTORE
Giornalista, editore e romanziere, vive a Parigi. Ha esordito con Yeruldelgger, Morte nella steppa, primo capitolo di una trilogia con lo stesso protagonista al quale seguono Yeruldelgger, Tempi selvaggi e Yeruldelgger, La morte nomade, tutti pubblicati da Fazi Editore. Pluripremiato e adorato dai lettori e dalla critica, Yeruldelgger è un vero e proprio fenomeno.


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