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RUBRICA: VIAGGIO NELLA LETTERATURA CON LA PSICOLOGIA

Buongiorno, oggi in collaborazione con Thrillernord, pubblico l'appuntamento mensile con la rubrica di psicologia. Partendo dal libro Il volto dell'assassino di Amy McLellan (trovate la recensione sul blog) vi parlo di prosopagnosia, disturbo del quale è affetta la protagonista del libro.

Autore: Amy McLellan
Traduzione: Maria Elisabetta De Medio
Editore: Corbaccio
Genere: Thriller
Pagine: 360
Anno di pubblicazione: 2020 Link d'acquisto: https://amzn.to/31C3nor
In seguito a un drammatico incidente, Sarah ha cominciato a soffrire di un disturbo neurologico molto particolare: ha perso in parte la memoria, ma soprattutto non riesce più a riconoscere i volti delle persone. Da allora vive con la sorella vedova e con il nipote. Fino a quando, una sera, qualcuno si introduce a casa loro e, mentre Sarah guarda la televisione, la sorella viene pugnalata a morte. Sarah accorre sentendo delle grida provenire dalla cucina, e vede un uomo accanirsi sul corpo della sorella. Ma lei sa che …

Rubrica: Un viaggio nella psicologia con la letteratura

Buon pomeriggio, oggi in collaborazione con Thrillernord ritorna l'appuntamento con la rubrica di psicologia in cui vi parlo del lutto e della sua elaborazione partendo dalla lettura di Le pagine scritte dal tempo di Barbara Scudieri.


Autore: Barbara Scudieri
Editore: Independently Published
Pagine: 219
Genere: thriller
Anno di pubblicazione: 2019

Dea McBride è una giovane vedova di trentacinque anni che vive e lavora a Skye. Sull’isola delle nuvole gestisce una biblioteca albergo sulla maestosa scogliera di Kilt Rock a picco sull’Oceano. Qui giunge un uomo misterioso di nome Philip Noir, uno psichiatra in fuga dalla vita quotidiana e dal lavoro nonché da una moglie che lo tradisce continuamente. Una notizia giunge inaspettata. Durante il viaggio sul traghetto che lo ha condotto a Skye è stata assassinata in modo efferato una giovane donna. Una fotografa di origini italiane. Angela Mittis. Ma sulla nave nessuno sembra averla vista né aver parlato con lei. Nella macchina fotografica della donna uccisa vengono trovate decine di fotografie. Immagini che sembrano scatti rubati e che ritraggono furtivamente e in modo ossessivo proprio Philip Noir. Ma che cosa è accaduto veramente ad Angela? Perché è stata uccisa? Ma soprattutto da chi? Durante il suo soggiorno sull’isola Philip Noir racconta a Dea alcuni fatti strani che rasentano l’inverosimile e che minano l’esistenza della donna, distruggendo una ad una tutte le sue certezze… L’uomo comincia a percepire alcune “verità”… Verità che né Dea né gli altri riescono a vedere… E che la stessa realtà sembra rifiutare…

Dea McBride ha trentacinque anni, è ancora giovane ma ha già dovuto affrontare la morte del marito. La donna ha aperto una biblioteca albergo sull’isola di Skye, un luogo suggestivo ma isolato, frequentato dai turisti soprattutto in estate. Dea trova questo posto adatto al suo stato di vedova, ossia un posto tranquillo dove poter pensare e dedicarsi alle sue passeggiate rilassanti. La gestione dell’attività le permette di vivere e di distrarsi ma è giusto alla sua giovane età allontanarsi dal mondo e chiudersi nel proprio lutto e dolore?
La B&D Library era la sua unica occupazione e portare avanti la gestione di quel luogo era tutto ciò che contava per lei. Era ciò che le occorreva per riempire lo spazio vuoto lasciato da Robert e per alleggerire i ricordi quando divenivano talmente pesanti da bloccarle il respiro in gola.
Il lutto fa la sua comparsa in risposta alla perdita di un rapporto stretto, come una rottura sentimentale, o per la morte di una persona cara. Il vivere quotidiano ci impone di mantenere un contegno nel lutto – non piangere in pubblico, mostrarsi subito in forma – costringe a vivere in solitudine e silenzio il dolore. Per questo ognuno dovrebbe conoscere la propria sofferenza, capire meglio i meccanismi e le fasi del lutto, per non lasciarsi sopraffare. Il lutto è un processo e come tale ha le sue fasi che la psichiatra svizzera Elisabeth Kübler Ross ha descritto nel suo libro “La morte e morire”:
1. Rifiuto: è un meccanismo di difesa che persiste fino a quando la persona continua a rifiutare ciò che è avvenuto.
2. Rabbia: come scompare il rifiuto fa capolino la rabbia che può essere rivolta verso se stessi o verso la persona morta.
3. Depressione: la persona prova un forte senso di abbandono e non sa come continuare a vivere senza la persona cara deceduta.
4. Tristezza: in questa fase la persona inizia a rendersi conto che le cose purtroppo non possono cambiare, tocca il fondo ma dal fondo inizierà a risalire dal suo stato di tristezza.
5. Accettazione: è la quinta ed ultima fase in cui la persona inizia piano piano a tornare alla normalità. A questa fase purtroppo non arrivano tutti. C’è chi rimane ancorato alla fase della rabbia e della depressione e in questi casi è opportuno farsi aiutare da un esperto.
Alcune persone possono sviluppare dei disturbi che complicano il lutto stesso:Possono comparire disturbi legati a idee fisse, pensieri intrusivi e ricorrenti (tipo ossessioni) che si ripetono in modo continuo, legati alla paura della morte per se stessi o per gli altri; es. malattie,paure di incidenti, viaggiare, spostamenti di vario tipo. Manifestazioni come quelle descritte si possono presentare anche dopo sei mesi dalla perdita, dando vita ad un vero e proprio Disturbo post- traumatico da stress.
Ci possono essere anche somatizzazioni, cioè risposte dell’organismo, tipo: gastriti, mal di testa frequenti, difficoltà di digestione, malattie della pelle di natura psicologica, frequenti febbri o raffreddori, perché il sistema immunitario viene come bombardato dalle ansie, dallo stress, dalle paure. Tutti questi disturbi peggiorano lo stato psicologico di chi vive già la sofferenza del lutto. Per poterli superare è importante rivolgersi ad un terapeuta per poter ricevere l’aiuto necessario.
Diversi studi indicano in 6-12 mesi il periodo entro il quale, in media, si impara a confrontarsi con la perdita “a viso aperto”, ad accettarla.
Un processo doloroso e segnato da cadute. In circa il 5% delle persone l’elaborazione del lutto si blocca.
Si parla, allora, di lutto complicato o patologico del quale Alicia Skinner Cook e Daniel Dworkin, due noti studiosi in materia, identificano 4 tipi:
1. Il lutto evitato: se alla perdita di una persona cara ci si comporta in modo freddo, indifferente o, al contrario, si prova rabbia e/o risentimento è possibile che si sta vivendo questo tipo di lutto, che consiste nel rifiuto della perdita e nel tentativo di eliminarla a volte con distacco emotivo, altre con un atteggiamento rancoroso e colpevolizzante nei confronti di chi non c’è più.
2. Il lutto ritardato: c’è chi di fronte alla perdita si dimostra efficiente e tranquillo. Può essere, infatti, che le emozioni allontanate si facciano vive, con ancora maggiore potenza, a distanza di tempo, a seguito di un altro lutto, di una separazione, oppure a “orologeria”, per esempio in occasione dell’anniversario della perdita.
3. Il lutto inibito: se si inibisce il lutto è possibile che si diventi impulsivi ed autolesivi, non ci si cura, si assumono alcol, droghe peggiorando solo la situazione.
4. Il lutto cronico: chi vive un lutto cronico, ancora dopo anni parlare del defunto causa un dolore intenso ed insopportabile.
La morte del partner è uno degli avvenimenti più dolorosi e colmi di conseguenze che si possono vivere. Passare dalla condizione di moglie/compagna a quella di vedova o da quella di marito/compagno a quella di vedovo, vivere senza la persona con cui si è trascorsa una parte della propria vita, scambiato un sostegno affettivo, emotivo e fisico, creato una famiglia, condiviso esperienze obbliga la persona ad affrontare emozioni estremamente dolorose, a sostenere numerosi e inevitabili cambiamenti e a rinunciare alle speranze e alle aspettative per ciò che sarebbe stata la vita insieme alla persona deceduta. Solitamente si vive il lutto in silenzio e in solitudine e può essere difficile manifestare i propri sentimenti di tristezza e di dolore di fronte agli altri membri della famiglia, anche loro in lutto. La vita può sembrare priva di senso e per mesi e, a volte, per anni, può sembrare che abbia cambiato definitivamente colore.
Tornando al libro e in particolare a Dea, possiamo affermare che la donna non ha ancora elaborato il lutto per la perdita del marito. Dea si è allontanata dal mondo per continuare a vivere nel suo dolore dal quale non ne è ancora emersa.
La B&D Library le serve per non pensare, la tiene occupata ma l’isolamento che vive soprattutto nei mesi invernali non le è d’aiuto. Sicuramente avrebbe bisogno di un aiuto psicologico per poter tornare a vivere come una donna di trentacinque anni è giusto che faccia.

L'AUTRICE
Barbara Scudieri è nata a Napoli il 10 febbraio 1979. La sua prima pubblicazione è nel 2012 con La donna senza nome, un thriller psicologico dalle sfumature gotiche. Seguono Nello specchio, raccolta di racconti del mistero, Fine e Kora Key, romanzi psicologici dalle atmosfere oniriche, La donna e l’uomo nel cinema di Alfred Hitchcock, per gli appassionati del genere. La sua ultima pubblicazione è Il nido delle ombre, thriller che racchiude in sé diversi elementi che vanno oltre il genere stesso.

LIBRI CONSIGLIATI:
Come affrontare la perdita di una persona cara. Un percorso emozionale consapevole e attivo per elaborare il lutto (2008), Sibylle Krüll, Il Punto d’Incontro.
La ridicola idea di non vederti più. La storia di Marie Curie e la mia. (2019), Rosa Montero, Ponte alle Grazie.
L’elaborazione del lutto (1997), Ursula Markham, Mondadori.
Diario di un dolore (1990) Clive S. Lewis, Adelphi.

PAGINE CONSIGLIATE:
https://www.stateofmind.it/2018/11/lutto-coniuge-conseguenze-fisiche/
http://www.sipuodiremorte.it/quando-il-lutto-non-vuole-finire/
https://www.ilsigarodifreud.com/la-morte-prematura-del-coniuge—se-te-n

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