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#92 Profili letterari del Novecento di Salvatore La Moglie

Buongiorno, oggi pubblico la recensione di Profili letterari del Novecento di Salvatore La Moglie, edito Macabor Editore che ringrazio per la copia digitale.

 Autore: Salvatore La Moglie Editore: MacaborPagine: 184Anno di pubblicazione: 2020
Il volume raccoglie sedici profili di autori di dimensione internazionale che, nel Novecento, hanno operato da protagonisti lasciando un’impronta indelebile: Landolfi, Campana, Gadda, Spaziani, Buzzati, Ortese, D’Arrigo, C. Levi, Campo, Calvino, Caproni, Tabucchi, Bufalino, Gatto, Maraini e Berto. Da questi profili emerge non solo la particolare concezione della letteratura del ‘900 dell’autore ma uno spaccato della stessa nostra civiltà letteraria tanto segnata dal Decadentismo e dalla crisi dei valori
della società borghese che, purtroppo, continua in maniera accentuata nell’attuale fase segnata dalla globalizzazione e dal dominio assoluto della tecnica e di internet. Si tratta di un piacevole, arricchente e, pertanto, imperdibile viaggio nel cuor…

Segnalazione: Il viaggio inesistente di Anthony Ragman

Segnalazione: Il viaggio inesistente di Anthony Ragman edito Maratta Edizioni.



Io sono Filippo, vengo da una cittadina sulle colline pedemontane della Maiella, anonima, come del resto l’intera regione, dove nulla succede che sia degno d’essere notato, a meno di qualche cataclisma, avvolta nell’indifferenza di tutti, da quella di ciascun dirimpettaio e dalla mia. Da quel giorno è passato poco più di un mese, quello dell’attentato alla redazione del giornale satirico Charlie Hebdo. Lo ricordo con precisione, come se fosse oggi. Erano i primi di gennaio e guidavo veloce lungo la corsia sud dell’A14 Bologna-Taranto, pioveva forte quella mattina e ricordo persino a che altezza mi trovavo: al km.405 dello svincolo per Ortona. Stavo rientrando da una riunione di lavoro e al mio fianco c’era Claudio, che aveva spento per l’ennesima volta la radio. Un brutto vizio che m’infastidiva parecchio e di cui era pienamente consapevole. Ci avevo fatto l’abitudine, ormai, ed era del tutto inutile protestare: per lui era come un tic nervoso, incontrollabile. Lo faceva ogni volta gli veniva in mente di dire qualcosa, il che significava mettersi l’anima in pace e rinunciarvi per tutto il viaggio. Non era logorroico ma ci andava vicino, lo definivo un simpatico chiacchierone. Era quasi mezzogiorno quando la sua voce baritonale smise di riempire l’abitacolo. Lì per lì non ci avevo fatto caso, distratto dal traffico e dal fastidioso fischio del vento sugli specchietti. Realizzai soltanto dopo parecchi chilometri che dormiva profondamente. Il mento appoggiato al nodo della cravatta e la bocca spalancata a mo’ di voragine non lasciavano dubbi. E io, felice di vederlo in quello stato catatonico, ne approfittai per riaccendere la radio, facendo bene attenzione di tenere basso il volume per non svegliarlo.

Fu in quel momento che appresi la notizia e superato l’iniziale sbigottimento, pensai che se la fossero cercata: Troppe volte avevano stuzzicato il “can che dorme”, per pensare di passarla liscia. Ebbi a pentirmene appena annunciarono il numero delle prime vittime e ricordai la netta sensazione di sollievo pensandomi a diverse migliaia di chilometri da loro.


L'AUTORE
Anthony Ragman nasce in Tasmania nell'agosto del 1963, si trasferisce in Italia, a Lanciano, una cittadina abruzzese a pochi chilometri dalla “Costa dei trabocchi”, dove tuttora vive. Libero professionista e presidente di una società di ingegneria che opera nel settore delle telecomunicazioni dal 1996, su tutto il territorio nazionale. Ha collaborato e lavora per l’implementazione delle reti, infrastrutturali e tecnologici, dei sistemi fisso/mobile per conto delle maggiori società e gestori Tlc, italiane ed estere.

Legge il suo primo libro a otto anni: “R is for Rocket” di Ray Bradbury, ma la passione per la lettura scatterà due anni dopo con “Moby Dick” di Melville. Da allora non ha mai smesso.
Dovranno passare diversi lustri quando, infine, decide di scrivere.
“il viaggio inesistente” è il frutto della sua prima fatica.

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