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RUBRICA: VIAGGIO NELLA LETTERATURA CON LA PSICOLOGIA

Buongiorno, oggi in collaborazione con Thrillernord, pubblico l'appuntamento mensile con la rubrica di psicologia. Partendo dal libro Il volto dell'assassino di Amy McLellan (trovate la recensione sul blog) vi parlo di prosopagnosia, disturbo del quale è affetta la protagonista del libro.

Autore: Amy McLellan
Traduzione: Maria Elisabetta De Medio
Editore: Corbaccio
Genere: Thriller
Pagine: 360
Anno di pubblicazione: 2020 Link d'acquisto: https://amzn.to/31C3nor
In seguito a un drammatico incidente, Sarah ha cominciato a soffrire di un disturbo neurologico molto particolare: ha perso in parte la memoria, ma soprattutto non riesce più a riconoscere i volti delle persone. Da allora vive con la sorella vedova e con il nipote. Fino a quando, una sera, qualcuno si introduce a casa loro e, mentre Sarah guarda la televisione, la sorella viene pugnalata a morte. Sarah accorre sentendo delle grida provenire dalla cucina, e vede un uomo accanirsi sul corpo della sorella. Ma lei sa che …

Un regalo sotto l'albero: La rosa del deserto-Ishtar la sacerdotessa di Maria e Lina Giudetti


Un regalo sotto l'albero: La rosa del deserto-Ishtar la sacerdotessa di Maria e Lina Giudetti


"Non importa chi io abbia in moglie e quale regina il mio popolo si aspetti di avere perché… sei solamente tu la regina del mio cuore."
Tanto tempo fa, in una terra antica, due popoli si davano battaglia...
Ishtar, figlia e unica erede di un potente re barbaro è ancora in fasce quando la guerra che vede vittoriosi i sumeri cambia per sempre il suo destino, rendendola schiava di una razza a cui non appartiene. Bella e orgogliosa, con i capelli rosso fuoco e gli occhi verde smeraldo, cattura subito l'attenzione del giovane re Dungir che salito al trono dopo la morte del padre la nomina somma sacerdotessa di uno dei templi più importanti di Ur. Lui è affascinante, sensuale e caparbio, ma alterna con Ishtar dolcezza a crudeltà. Nonostante il sangue barbaro che le scorre nelle vene le urli di non sottomettersi, lei cede agli ordini del suo sovrano divenendo la sua concubina. Il loro sarà un rapporto conflittuale, passionale e tormentato. Dovranno imparare a difendersi dalle insidie di corte, affrontando vecchi e nuovi rancori...


ESTRATTO
Ishtar era incredibilmente bella quella sera. Indossava una soffice tunica bianca di lino che abbracciava perfettamente ogni curva del suo corpo ed era orlata da filamenti d’oro sottili sia sulle maniche che sul collo. Le sue guance e le sue palpebre erano dipinte con delle polveri sottili di carbone di un colore rosso vermiglio che risaltavano le sue grandi iridi verdi, facendo sì che risplendessero anche al buio, attraverso la luce fioca delle torce. Le sue labbra carnose a forma di cuore erano leggermente socchiuse ora mentre osservava le danze, quasi come un invito segreto per il re che conosceva bene il loro sapore.
Per quanto egli volesse essere devoto alla moglie, non riusciva a dimenticare e a ignorare Ishtar. La sinuosità del suo corpo e la sua innocenza, in netto contrasto con la sua natura passionale, lo facevano bruciare di desiderio portandolo alla conclusione che solo se l’avesse avuta nel suo letto, consumando fino allo sfinimento la sua ossessione per lei, sarebbe rinsavito.
Ishtar era stata quasi sul punto di cedergli l’ultima volta che si erano incontrati nel deserto e la consapevolezza che anche lei lo desiderasse, aveva reso ancor più folle il suo bisogno di possederla. Quella sera si sentì tentato di richiedere la sua compagnia quando la festa terminò.
«Mio signore» gli disse Natum, il suo consigliere, interrompendo i suoi pensieri lussuriosi, «non è consigliabile attraversare il fiume a quest’ora. Sarebbe opportuno far preparare delle stanze per voi e la regina qui al tempio.»
Dungir annuì.
«Informa la somma sacerdotessa che dopo la festa, prima che vada via, dovrà incontrarmi nella libreria per discutere di una questione urgente.»
Non si trattava di una scusa. Il tempio di Uruk era stato derubato del suo oro molti giorni prima e Ishtar non aveva mandato nessuno a informarlo del furto. Venirlo a sapere dopo, naturalmente lo aveva fatto infuriare anche se ora, in realtà, gli forniva un buon motivo per poter parlare con lei da solo.
Quando la sacerdotessa entrò nella biblioteca, Dungir era intento a leggere una tavoletta, seduto comodamente su uno dei divani rettangolari che erano disposti al centro della stanza.
Ishtar chiuse la porta e si schiarì la voce per fargli notare la sua presenza. «Mio signore.» Si inchinò.
I loro sguardi s’incontrarono per la prima volta.
«Ti aspettavo da un po’, sacerdotessa di Uruk.»
«È molto tardi, mio signore. Gradirei sapere cos’è talmente importante da dover essere discusso proprio a quest’ora» gli domandò seria Ishtar.
«La tua abilità come amministratrice di questo tempio.» La freddezza della sua voce, le fece gelare il sangue. «Due casse piene di monete d’argento e una quantità discreta di statuette sacre sono sparite!» continuò. «Davvero pensavi che non lo avrei scoperto?»
«Mio signore, vi prego, non arrabbiatevi.»
«Sono furioso!» ruggì lasciando il divano e avanzando minacciosamente verso di lei.
«Non c’era nulla che potessi fare.»
«Invece avresti potuto fare un sacco di cose» ribatté aspro. «Se non avessi sopravvalutato le tue capacità, ti saresti accorta che c’era bisogno di più guardie per sorvegliare questo tempio e le mie casse non sarebbero state derubate. Mi hai deluso, sacerdotessa.»
«Ho assunto più guardie e le casse sono state trasferite in un luogo segreto» rispose lei in sua difesa.
«Perché non hai denunciato l’incidente?»
«Avevo paura!» confessò a un tratto Ishtar, permettendo alla propria frustrazione di esplodere. «Paura che avreste reagito esattamente come state facendo adesso.»
«E pensavi forse che nascondermi la verità ti avrebbe risparmiata dalla mia rabbia?»
«Non accadrà più, mio signore.»
«Sarò io a fare in modo che non accada di nuovo.» Il tono della sua voce si fece più intenso. «Sono stato uno sciocco a lasciare il mio argento nelle mani di una donna.»
«Ve lo avrei detto» replicò lei con gli occhi ormai gonfi di lacrime.
Lui l’afferrò per il polso e la tirò verso di sé.
«Hai avuto quasi due lune per mandarmi un messaggero e informarmi dell’accaduto, ma non lo hai fatto» la accusò. «Non meriti la mia fiducia. Sceglierò un’altra amministratrice.»
«No!» contestò lei. «Sono colpevole di aver sbagliato a non richiedere più protezione, ma so come gestire un tempio!»
«Non sei stata fedele al tuo re, perciò le tue abilità non c’entrano. Non puoi gestire questo o qualunque altro tempio se non sei onesta.»
«Avete ragione, vi ho deluso.» S’inchinò umilmente ai suoi piedi. «Accetterò con obbedienza qualsiasi punizione vorrete infliggermi, ma vi supplico di non mandarmi via dal tempio. Ho vissuto qui tutta la mia vita e non conosco il mondo esterno. Se non vi ho informato dell’incidente, è stato perché ero spaventata e non volevo far gravare il problema su di voi.»
La rabbia di Dungir si affievolì. Si rese conto che lei aveva sul serio paura. Paura di perdere la propria posizione e forse anche la vita. Possibile che non riuscisse a capire che lui non le avrebbe comunque mai fatto del male? Ciò che lo aveva indignato era stato il modo incosciente con il quale lei aveva agito piuttosto che la perdita del suo argento. Sapeva che il ladro avrebbe potuto farle del male o persino ucciderla e Ishtar non aveva che sedici anni. Era troppo giovane e del tutto ignara della natura spregevole degli uomini per comprendere il genere di pericolo al quale si era esposta.
Senza tradire le proprie emozioni, Dungir la tirò su con una mano, poi la guardò dritto negli occhi. Lo sguardo implorante e colmo d’innocenza di lei annientò il suo disappunto e fu molto difficile per lui resistere alla tentazione di avvicinarla e stringerla a sé per consolarla. Tuttavia sapeva di doverla
disciplinare, se non altro affinché imparasse ad assumersi la responsabilità delle proprie scelte.
«Sono il padrone di questa terra, Ishtar, l’unico che può decidere della tua vita o della tua morte. Devi imparare a non disobbedirmi.»
«Pronunciate la vostra punizione mio signore e io obbedirò.»
«E se ti chiedessi l’impossibile?»
Lei scosse la testa, tremando di fronte al suo sguardo inquisitore finché, sorprendendola, lui non scoppiò in una fragorosa risata.
«Non allarmarti, non ho intenzione di forzarti.» La sua voce era sensuale e le loro labbra erano così vicine, da consentire a entrambi di sentire il calore dei loro respiri. «Quando ti avrò, mia dolce rosa del deserto, mi implorerai di toccarti e farti mia.»
«No!» Le salì in gola un gemito soffocato di protesta.
Lui rise di nuovo, ma poi ridivenne serio.
«Non ti allontanerò dal tempio. Tuttavia, dovrai essere punita.»


LE AUTRICI
Maria Giudetti nasce a Taranto, ma da più di vent’anni risiede all’estero. Vive nei sobborghi di Philadelphia, negli Stati Uniti dove lavora nel settore aereospaziale come ingegnere meccanico. È appassionata di arte e di musica. Oltre a scrivere, le piace dipingere quadri naïf e cantare le canzoni di Mina e di Giorgia. Ha cominciato a scrivere quando aveva solo otto anni e ama leggere e scrivere sia fantasy che romanzi storici. Bertrice Small e Iris Johansen sono le autrici che più l’hanno ispirata nel corso degli anni. “Ishtar – La Sacerdotessa” è la prima opera da lei pubblicata e fa parte della trilogia La Rosa del Deserto, composta da altri due volumi, “Ishtar – La Sumera” e “Ishtar – La Guerriera” disponibili su Amazon prossimamente.

Lina Giudetti è nata a Taranto sotto il segno del leone. È una donna riservata e sognatrice. Adora leggere e scrive per passione e diletto. In particolare, è appassionata di mitologia, di religione e storia, ma anche di horror, fantasy e romance, elemento o genere che inserisce in quasi tutti i suoi libri. Il suo primo libro lo scrisse a mano a quattordici anni, quando gli eBooks ancora non esistevano, ma non lo pubblicò mai. Pubblicò per la prima volta una sua opera, “Anime Eterne”, nel 2003, con una casa editrice della sua città. Era l’epoca pre-eBooks e quindi, a quei tempi, il romanzo venne distribuito solo in formato cartaceo in tutte le librerie della sua città.

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