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RUBRICA: 2MAMME4LIBRI

Buon pomeriggio, è tornato l'appuntamento mensile con la rubrica 2mamme4libri in collaborazione con Francesca Righi. Questa volta il tema scelto è il cibo e di conseguenza abbiamo scelto due libri a testa che trattano di cibo. Per i bambini ho scelto I tre tortellini di Roberto Piumini, mentre per i più grandi ho scelto Estasi culinarie di Muriel Barbery.
ESTASI CULINARIE Autrice: Muriel BarberyEditore: Edizioni e/oPagine: 139Data di pubblicazione: 3 marzo 2010Genere: romanzoLink d'acquisto:https://amzn.to/3mZlGvO

Nel signorile palazzo di rue de Grenelle, già reso celebre dall'"Eleganza del riccio", monsieur Arthens, il più grande critico gastronomico del mondo, il genio della degustazione, è in punto di morte. Il despota cinico e tremendamente egocentrico, che dall'alto del suo potere smisurato decide le sorti degli chef più prestigiosi, nelle ultime ore di vita cerca di recuperare un sapore primordiale e sublime, un sapore provato e che ora gli sfugge, il Sapo…

#68 Sul lato selvaggio di Tiffany McDaniel

Buongiorno, oggi in collaborazione con Thrillernord pubblico la recensione di Sul lato selvaggio di Tiffany McDaniel edito Atlantide.



Autore: Tiffany McDaniel
Traduzione: Luca Briasco
Editore: Atlantide
Genere: Romanzo
Pagine: 384
Anno di pubblicazione: 2020
 
“C’era della bellezza, nel lato selvaggio. E c’era della bellezza nelle donne che lo abitavano. Mia madre, mia zia, nonna Keith. Donne dalla pelle sempre calda, che sembrava sudassero anche nel bel mezzo di una tempesta di neve. Donne che si mettevano il mascara ascoltando la radio e parlando con orgoglio della nostra antenata di tanti secoli prima che era stata condannata per stregoneria, impiccata non una ma due volte, e poi bruciata, quando il cappio si era spezzato. «È da lei che abbiamo preso questa pelle sempre calda. Non puoi dare fuoco a una donna e pretendere che le sue eredi non provino il calore delle fiamme. Ed è sempre da lei che abbiamo preso la capacità di predire il futuro», diceva nonna Keith, sottolineando come anche io e mia sorella fossimo almeno un po’ streghe. «Non voglio essere una strega», disse mia sorella. «Hanno le verruche sul naso». «Tesoro», disse nonna, prendendole il viso tra le vecchie mani, «essere una strega non significa indossare un cappello a punta, cavalcare una scopa o avere una verruca sul naso. Significa essere una donna che non vuole padroni. Una donna con un potere. È per questo che le hanno dato fuoco. Hanno cercato di ridurre in cenere il suo potere, perché una donna che dice più di quello che dovrebbe dire, e fa più di quello che dovrebbe fare, è una donna che bisogna cercare di mettere a tacere, e distruggere. Ma esistono cose che neppure il fuoco può distruggere. E una di queste cose è la forza di una donna»”. Scrive così Tiffany McDaniel ne “Sul lato selvaggio” che viene proposto in anteprima mondiale da Atlantide nella traduzione di Luca Briasco. Il romanzo – che si rivela visionario, potente e ipnotico nello stile di Tiffany McDaniel, tanto apprezzato dai lettori italiani – prende spunto da una serie di sparizioni e delitti femminili insoluti avvenuti a Chillicothe, Ohio.
 
Impossibile parlare di Sul lato selvaggio a cuor leggero perché è un libro straziante, brutale, ogni pagina è un pugno allo stomaco. Daffy e Arc sono gemelle, figlie di due genitori tossici e nipoti di una nonna che stravede per loro. Le due bambine crescono in mezzo alla droga, alla sporcizia, alla violenza, al degrado, all’indifferenza. Si fanno forza a vicenda cercando di uscire, almeno con la fantasia, da quel mondo che scorre indifferente ai loro bisogni essenziali.
Per distrarsi e forse, per elaborare ciò che vivono, disegnano sul pavimento di casa le loro emozioni, i loro pensieri e le loro esperienze.
Crescendo il loro rapporto è l’unica boa di salvataggio ma ci si può salvare da un inevitabile destino?
Ci si può differenziare dalle proprie figure di riferimento?
Condurre una vita migliore?
La McDaniel punta i riflettori su un dramma frequente e ancora attuale, come vivono i figli in una situazione famigliare che non li mette al primo posto?
Come possono sentirsi i figli sapendo che per i genitori loro vengono dopo la droga?
Daffy e Arc ci fanno capire con estrema chiarezza e dolore cosa voglia dire vivere in un contesto del genere. Le scene in cui le bambine cercano di distrarsi, di “vedere il bello anche sul lato selvaggio” sono di una tenerezza straziante. Spesso mi sono commossa fino alle lacrime perché ciò che vivono le due protagoniste non è così lontano dalla realtà, anzi.
Quando mi staccavo, non senza difficoltà, dalla lettura per un po’ provavo un senso di inquietudine, di sofferenza.
“Io e Daffy festeggiavamo da sole, nel disinteresse generale, disegnando una torta sul pavimento. Tenevamo le nostre torte in quello che avevamo battezzato l’angoletto dei compleanni, che si trovava in un angolo della camera da letto di Daffy. Una torta glassata di viola per i nostri cinque anni. Una torta glassata di azzurro per i sette. Una torta glassata di rosa per i dieci. Disegnavamo prima la torta intera, poi una fetta e un boccone, per concludere con una sequenza di briciole attorno alle nostre due forchette, anch’esse disegnate. Mangiavamo la torta come meglio potevamo, ricorrendo ai pennarelli e all’immaginazione. Se chiudevamo gli occhi stretti stretti, riuscivamo a sentire il gusto della glassa rosa, cosparsa di piccole rose rosse. […] Significava sentirsi abbastanza importanti da essere ricordate come le figlie di qualcuno, e non come due orfane.”

L’autrice ha un talento straordinario nel far arrivare al lettore la portata della sua triste storia. La sua penna è diretta, arriva dritta al punto come una lama affilata che dilania le carni. Non fa sconti a nessuno, non ha riguardo nei confronti della sensibilità dei suoi lettori, e ciò l’ho apprezzato molto perché per parlare di certi fatti non ci si può girare intorno. Per far arrivare il messaggio che certi stili di vita, certi comportamenti possono portare a delle conseguenze catastrofiche nella vita di chi ci sta vicino, non si può indorare la pillola.
Brava la McDaniel anche nel parlare della società americana, di come ci si giri dall’altra parte di fronte ai problemi, di come sia semplice insabbiare certi comportamenti, di come sia facile puntare il dito nei confronti di un drogato, di una prostituta senza però fare qualcosa per aiutarli.
Consiglio la lettura di Sul lato selvaggio a chi non ha paura di emozioni forti, a chi ha voglia di emozionarsi con un libro tanto meraviglioso quanto straziante.
 
L'AUTRICE
Nata in Ohio, dove vive, nel 1985. “L’estate che sciolse ogni cosa”, suo debutto nella narrativa, è stato un caso editoriale negli Stati Uniti e in Gran Bretagna e ha vinto il The Guardian “Not-The-Booker Prize” nel 2016 e numerosi altri premi. Divenuta rapidamente un’autrice di culto negli Stati Uniti come in Italia, è giunta con “L’estate che sciolse ogni cosa” grazie esclusivamente al passaparola dei lettori alla decima ristampa. La scoperta dell’autrice in Italia è proseguita con “Il caos da cui veniamo” (quattro ristampe) e la raccolta di poesie “Queste voci mi battono vive”. Il suo terzo, strepitoso romanzo è “Sul lato selvaggio” pubblicato in anteprima mondiale con la traduzione di Luca Briasco nella primavera 2020.

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