Passa ai contenuti principali

In primo piano

#109 L'amante di Barcellona di Care Santos

  Buongiorno, oggi sono qui per parlarvi di L'amante di Barcellona di Care Santos, edito Salani che ringrazio per la copia cartacea.  Autore: Care Santos Traduzione: Laura Marseguerra Editore: Salani  Pagine: 672 Genere: romanzo storico Anno di pubblicazione : 2020 C’è una storia sommersa sotto la polvere delle infinite copie e le carte accumulate nell’antica libreria Palinuro. E sommersa sarebbe rimasta, se una scrittrice non avesse notato e raccolto i frammenti del mistero nascosto tra gli scaffali. È la storia di un libro perduto, prezioso ed enigmatico, dal titolo scandaloso: Mémoires secrets d’une femme publique, ‘memorie segrete di una donna pubblica’. Punta di diamante della biblioteca di un ricco signore della Barcellona napoleonica, il volume è bramato dalla nobiltà e dalla borghesia locali, tanto da essere sottratto al suo possessore. Sparito nel nulla, oltre due secoli dopo il memoriale non è stato ancora ritrovato, ma il suo viaggio rocambolesco ha lasciato qualch

BLOGTOUR: Gli scomparsi di Alessia Tripaldi


Buongiorno, oggi partecipo con immenso piacere al blogtour di Gli scomparsi di Alessia Tripaldi, edito Rizzoli.
In questa mia tappa vi parlo dell'archetipo del distruttore, nel quale possiamo fare rientrare il serial killer disorganizzato.




«…sarebbe sorprendente se la psiche fosse l’unico fenomeno biologico che non mostri chiare tracce della sua storia evolutiva»
(Carl Gustav Jung, 1947,1954)

La prima volta che Jung utilizzò la definizione di inconscio collettivo era il 1912 nel suo libro Trasformazioni e simboli della libido, dove egli riportava il contenuto di alcune allucinazioni di pazienti schizofrenici senza nessuna cultura e scolarizzazione. In questi deliri si evidenziavano miti di un passato ed elementi culturali che loro non potevano aver in alcun modo direttamente conosciuto e tanto meno acquisito.                                                                                                 
Gli archetipi sono l'eredità psicologica inconscia: a differenza di Freud, che riteneva l'inconscio un contenitore vuoto alla nascita, che veniva man mano riempito di materiale psichico inaccettabile dalla coscienza, per Jung l'inconscio personale contiene già delle "forme a priori", che fanno parte dell'inconscio collettivo, e che permettono di trascendere da se stessi, attraverso la funzione simbolica e di procedere nel processo di individuazione. 

Dopo questa introduzione sul concetto di archetipo andrò ad approfondire l'archetipo del distruttore
L’archetipo del distruttore simbolicamente è rappresentato dalla morte e dal caos. Esso si manifesta esteriormente con l’arrivo di un grave avvenimento come la perdita di un figlio, del lavoro, un tradimento, una grave malattia, ecc. L’individuo sperimenta una grande sofferenza e una grande instabilità, derivata proprio dalla forza del caos della quale il distruttore ne è portatore.
Il distruttore può avere anche un lato ombra che si manifesta in tutti i comportamenti autodistruttivi, o lesivi nei confronti degli altri individui. Droga, alcool, sesso eccessivo, violenza, stupro, ecc. sono comportamenti caratterizzati dal lato oscuro di questo archetipo.
Nel momento in cui l’individuo non ammette a sé stesso il male che compie agli altri e anche a sé stesso, non avvierà mai quella “morte” necessaria per rinascere migliore.
Vi sono casi in cui l’archetipo ombra rimane attivo tutta la vita, questo perché l’individuo non riesce a lasciare andare il passato, creando un circolo di sofferenza continua nell’individuo. 

Questo è il caso del serial killer disorganizzato, spesso uno psicotico, non molto intelligente, inesperto, appartenente a una classe sociale inferiore. La famiglia d'origine non è ricca, ma non necessariamente povera. Quasi sempre si tratta di disoccupati o impiegati in lavori precari, figli di genitori anch'essi privi di una occupazione stabile.
Gli assassini disorganizzati soffrono di gravi problemi di natura sessuale, rifiutano chiaramente la società e in alcuni casi conoscono la vittima.

Spesso vivono da soli o con qualche parente (madre, zia) e non si interessano quasi per niente alla televisione o ai giornali. Sono particolarmente rigidi negli schemi di apprendimento: ecco perché spesso svolgono lavori manuali di scarsa abilità.
Hanno uno stile di vita ben definito, frequentemente con routine collaudate e quasi ossessive. Sono restii ai cambiamenti di qualsiasi tipo. Questo criminale non organizza il crimine, che è dovuto all'impulso incontrollabile del momento: per esempio, vede qualcuno per strada e improvvisamente decide di attaccarlo. Solitamente si accanisce in modo frenetico sul cadavere, soprattutto sugli organi genitali, raggiungendo spesso, ma non necessariamente, l'orgasmo con rapporti post-mortem.


Un esempio di serial killer disorganizzato è Richard Trenton Chase, conosciuto come il vampiro di Sacramento.
E’ affetto da schizofrenia e dalla sindrome di Renfield, una sindrome molto rara che consiste nell’essere ossessionati dal sangue fino al punto di berlo. L’infanzia di Chase è simile a quella di altri serial killer: genitori violenti che impartiscono le lezioni solo attraverso le botte, la sorella non gli dedica attenzioni e lui vive giorno dopo giorno in totale solitudine. Chase in tutto uccide sei persone con un'arma da fuoco, smembra i cadaveri, sodomizza le donne, beve il loro sangue e cava loro le interiora e in un secondo momento le mangia. I suoi omicidi non sono organizzati, sintomo della sua personalità disturbata. Muore suicida prima che venga messa in atto la pena di morte. 


Un altro esempio di serial killer disorganizzato è Andrea Matteucci, conosciuto come il Mostro di Aosta.
Ha commesso quattro omicidi: un omosessuale e tre prostitute. Sono stati quattro delitti assurdi, consumati nella maniera più torbida e, in almeno due casi, con un’accanita e ossessiva violazione dei cadaveri. Il suo agire omicida si dilata nel tempo. Tra il primo assassinio ed il secondo passano addirittura 12 anni. Poi la pulsione ad uccidere diventa insopprimibile e i tempi di attesa tra un’impresa e l’altra si restringono. Se non fosse stato un serial killer dalla personalità tanto disorganizzata forse Andrea Matteucci non sarebbe stato fermato così presto. Pugnala una vittima, le altre le uccide con una sparachiodi, ha un rapporto sessuale con due vittime dopo la morte, fa a pezzi e brucia i corpi.

Il 14 agosto potrete leggere le recensioni del libro Gli scomparsi, a presto!

Commenti

Post più popolari